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Rimborso dell’IVA: Procedura, modalità e tempi di riaccredito

rimborso iva

Con l’acronimo IVA, si indica comunemente la cosiddetta Imposta sul Valore Aggiunto.

Tale tassa è attualmente in vigore in ben sessantotto paesi in tutto il mondo, tra cui diversi anche facenti parte dell’Unione Europea ed è applicata appunto sul valore aggiunto calcolato nelle diversi fasi di produzione di beni, nel loro scambio e nell’erogazione di servizi.

 

 

È possibile richiedere il rimborso dell’IVA per chi possiede una partita IVA, periodicamente, o su base annuale o per periodi più brevi di alcuni mesi si può richiedere di applicare tale rimborso come detrazione sulle tasse.

Andiamo ora ad illustrare in quanto segue, come ottenere il rimborso dell’IVA, in base all’anno in cui si richiede.

Rimborso iva anno 2016

Per quanto riguarda il 2016, è possibile richiedere il rimborso, ma il primo requisito è quello di non aver già chiesto il rimborso IVA trimestrale.

Il rimborso IVA infatti può essere richiesto su base trimestrale, semestrale o annuale.

Va fatta attenzione, poiché una volta richiesto, ad esempio, il rimborso trimestrale, non si può richiedere il risarcimento annuale per l’anno in questione in quando già si è giovati del rimborso trimestrale.

Per richiedere il rimborso per tale anno andava compilato il modello TR fornito dall’Agenzia delle Entrate. Nel 2016 è stata inoltre introdotto uno snellimento notevole della documentazione richiesta in caso di risarcimento che non superassero i trentamila euro.

Rimborso iva per il 2017 e il 2018

Per richiedere il rimborso dell’IVA per il biennio 2017-2018 la situazione è leggermente diversa.

Per chi ha un’azienda ancora attiva, provvisto che vanti un credito di almeno 2582.28 euro, potrà chiedere il rimborso se si verifica una delle seguenti condizioni:

  • È stato effettuato un acquisto a scopo di ricerca o studio
  • Sono state effettuate operazioni non imponibili per un importo pari ad almeno il 25% delle spese sostenute
  • Sono state effettuate operazioni non imponibili per la maggior parte poiché all’estero o perchè solo la sede legale è situata in Italia
  • L’azienda ha tre anni di chiusura con crediti vantati

Qualora l’importo del rimborso richiesto superi i trentamila euro, è necessario fornire documentazione aggiuntiva, come sarà illustrato in quanto segue.

Il primo documento richiesto è la cosiddetta dichiarazione di solidità dell’azienda, che può essere redatta con l’aiuto di un Centro Assistenza Fiscale (CAF) o da un professionista abilitato per tale compito.

Analogamente, presso il CAF o dal professionista a cui ci si vuole rivolgere è possibile ottenere il secondo documento richiesto, ovvero il visto di conformità.

 

 

A tal proposito, sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate è possibile reperire il modello apposito.

Infine va presentato il cosiddetto Documento Unico di Regolarità Contributiva (DURC) online, ottenibile visitando la sezione apposita del sito ufficiale INPS.

In caso poi chi richiede il risarcimento dell’IVA per un ammontare superiore a trentamila euro e debba fronteggiare dei rischi, deve obbligatoriamente presentare delle garanzie.

Tra le garanzie valide accettate dallo Stato troviamo assicurazioni bancarie e titoli di stato.

Per cittadini italiani aventi un’azienda attiva all’interno dell’Unione Europea la richiesta di rimborso va effettuata nel paese in cui l’azienda è situata: a quel punto sarà cura degli enti appositi spedire la documentazione necessaria in Italia.

Tempistiche

La tempistica dei rimborsi si è notevolmente velocizzata nel corso degli ultimi anni. Il sito ufficiale di Equitalia prevede comunque un tempo di almeno sessanta giorni lavorativi calcolati dal momento in cui la pratica sia ricevuta da Equitalia stessa.

Qualora poi siano necessarie altre verifiche, come spesso accade nei casi in cui è richiesto l’invio di ulteriore documentazione inerente il rimborso, possono essere necessari fino ad altri venti giorni lavorativi.

In genere però lo sforzo profuso nello snellire le procedure permette, frequentemente, di concludere le pratiche in trenta giorni lavorativi.

Attenzione però al fatto che le detrazioni scalate sulle imposte vengono ottenute più facilmente dei rimborsi in denaro vero e proprio.

 

 

Superato il termine di sessanta giorni prima citato ci si può rivolgere ad una associazione consumatori per richiedere una verifica dello stato della procedura.

Come sempre in materia di richieste di rimborso, è buona norma conservare copie di tutti i documenti inerenti la propria situazione fiscale, in particolare delle fatture emesse in modo da avere tutto a disposizione al momento dell’avvio della procedura.