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Rimborso costi di ristrutturazione casa: guida per ottenere le agevolazioni

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Quando si sente parlare di rimborso dei costi di ristrutturazione della casa, bisogna fare attenzione perchè la dicitura non è esattamente corretta: non si può parlare infatti di un risarcimento in quanto tale, bensì di bonus di tipo fiscale e di varia entità a seconda dei casi, per la ristrutturazione.

Andiamo quindi ad illustrare in quanto segue i casi in cui si può avere diritto a tale agevolazione e cosa fare per ottenerla.

Innanzitutto è bene sapere che si può richiedere tale bonus se si è i proprietari della casa, sia completamente che in percentuale, dividendo la proprietà con altre persone.

La spesa per la quale si richiede l’agevolazione non può superare i 96’000 euro e, ad ogni modo, il risarcimento non può superare la metà della somma spesa.

Consideriamo quindi il caso di ristrutturazione edilizia: per richiedere il rimborso bisogna recarsi dal proprio commercialista oppure ad un CAF dotati di tutto quello che è necessario per documentare i lavori effettuati ed i loro costi.

Nel dettagli quindi dovremo portare con noi:

  • le fatture pagate
  • i bonifici parlanti effettuati (molto importante, per poter ottenre il risarcimento, effettuare non bonifici normali ma appunti i bonifici definiti parlanti)
  • i piani ed i progetti dei lavori
  • la dichiarazione di inizio lavori, che viene presentata presso il Comune di residenza e da esso approvata
  • in caso siano necessari anche lo stato di famiglia e la visura catastale dell’immobile in questione, che possono tornare utili in caso siano presenti più proprietari dell’immobile

A questo punto va calcolato il totale delle spese e valutare a quali detrazioni si può accedere, in particolare queste possono essere:

  • una detrazione pari al 50% di quanto speso fino ad un massimo di 96’000 euro per ristrutturare l’abitazione
  • la detrazione ‘Ecobonus’ pari al 65% di quanto speso fino ad un massimo di 100’000 euro, valida per lavori mirati alla riqualificazione energetica dell’abitazione; tale agevolazione arriva fino al 75% della spesa per un tetto massimo di 40’000 euro, se i lavori sono indetti dal condominio
  • detrazione per lavori antisismici disponibile fino al 2021 per cittadini del Centro Italia, colpiti da sisma; tale detrazione può arrivare fino all’85% del rimborso di quanto speso in base al livello di sicurezza ottenuto per l’immobile a seguito dei lavori
  • detrazione per i mobili, ovvero un agevolazione fiscale pari al 50% di quanto speso per l’acquisto di grandi elettrodomestici

Andiamo adesso a fare chiarezza su quali tipologie di lavoro danno accesso al bonus di ristrutturazione.

 

 

In primo luogo abbiamo naturalmente i lavori di ampliamento e rimozione ostacoli quali ad esempio rimettere a nuovo la casa e rimuovere barriere architettoniche.

Questo genere di lavori permette di chiedere un rimborso fino al 50% di quanto speso.

In caso di lavoro di lavori diretti alla riqualifica energetica nonché l’installazione di isolanti termici o pannelli solari, si può arrivare fino al 65% della spesa in quanto tali interventi ricadono nella casistica dell’Ecobonus.

Infine, come già indicato in precedenza, tutti i lavori volti a rendere l’abitazione più sicura in caso di terremoti sono validi per richiedere il bonus di ristrutturazione.

Trovandoci a trattare di risarcimenti in caso di lavori su immobili, è opportuno trattare un ultimo caso, che esula dai bonus di ristrutturazione in quanto è un vero e proprio risarcimento: tale caso riguarda infatti eventuali danni subiti a seguito dei lavori.

Quando si fanno dei lavori, l’azienda che li effettua è tenuta a garantire la loro efficacia per un determinato periodo: qualora tale garanzia non dovesse essere rispettata o per qualunque altra situazione che genera danni allora si può iniziare la procedura di risarcimento.

La prima cosa da fare è rivolgersi ad un perito per effettuare la valutazione dei danni prodotti dopodiché, dotati di perizia si può richiedere alla ditta che ha eseguito i lavori un risarcimento dei danni subiti.

 

 

La ditta è tenuta a rispondere entro 30 giorni e si potrà quindi ottenere o un risarcimento in denaro o il rifacimento a gratis delle aree che hanno subito danno: in caso di mancata risposta o di negato risarcimento si dovrà adire alle vie legali.

Come sempre, quando si tratta di avere a che fare con pratiche di risarcimento, è buona norma conservare tutta la documentazione inerente al caso quali ad esempio fatture, piani di lavoro e bonifici effettuati.